Una storia personale che diventa condivisa. Un impegno assunto in nome di una storia familiare fatta di ultimi che ha portato Eraldo Affinati a vivere esperienze nei luoghi più disparati e a incrociare vite apparentemente lontane dalla sua, nella ferma volontà di restituire ciò che è stato dato ai suoi genitori, entrambi protagonisti di Storie con la S maiuscola e di offrire ad altri ciò che è loro mancato.
È proprio dal suo ultimo romanzo, Nella palude del Padre, che il 5 ottobre scorso è iniziato l’ultimo incontro online del percorso di formazione sociopolitica dedicato ai senior del Progetto Policoro, intitolato “Gli Ultimi al centro. Il messaggio di Francesco oggi”.
Seguendo le vicende e i passi dei suoi genitori, Affinati ha raccontato e si è raccontato, inanellando aneddoti ed esperienze che lo hanno portato nell’Est dell’Europa come in Africa tra i banchi di scuole del Belpaese molto diverse tra loro, ma unite dal filo dell’umanità e della vocazione all’insegnamento. Un concetto, quest’ultimo, sempre più messo da parte in favore di una visione dell’insegnare come semplice mestiere, una vera e propria diminutio che nelle parole di Affinati non trova spazio.
Affinati richiama figure come don Milani per sognare e far sognare una vicinanza agli “ultimi” di oggi che passa anche dalla sua scuola, la Penny Wirton, aperta nel 2008 insieme a sua moglie Anna Lenzi e ormai diffusa in tutto il Paese. La scuola si propone di insegnare gratuitamente la lingua italiana ai migranti grazie al sostegno di tante volontarie e volontari. Un contesto multiculturale in cui le reciproche differenze diventano occasione di arricchimento, ma anche di riflessione e di dialogo, perché, per prendere in prestito le parole di don Milani e dei suoi ragazzi di Barbiana, “(…) il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è l’avarizia” *.
*Lettera a una professoressa (1967)
Rosalba Cucci – Diocesi di Brindisi – Ostuni
