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Fratelli senza coltelli – L’Ecumenismo e la pace

Si è svolto, lunedì 12 giugno 2023, il sesto incontro formativo del percorso socio-politico per gli Animatori di Comunità Senior del Progetto Policoro per la formazione annuale “Da ferita a feritoia – Padri e madri di pace nelle periferie del mondo”. La sesta tappa si è focalizzata sulla tematica l’Ecumenismo e la pace. A guidare l’incontro la pastora e teologa della Chiesa Valdese di Napoli Letizia Tomassone, coordinatrice dei corsi di Studi femministi e di genere presso la Facoltà Valdese di Teologia di Roma e componente della Commissione per il Dialogo Interreligioso della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.
La condivisione ha ripercorso le tappe e l’importanza dell’ecumenismo e una nuova comprensione delle chiese da nazionaliste a chiese orientate in senso ecumenico. Giustizia, pace e creato sono diventati un filo che ha permesso alle chiese protestanti e ortodosse di lavorare in profondità sul tema della pace e del superamento della violenza. Significa poter essere “lettere viventi” di Cristo, riportando l’esperienza di fraternità ed ecumenismo come esperienza comune di ricerca, volta alla pace e radicata nella giustizia.
La Pace come responsabilità ecumenica si costruisce dall’incontro, non possiamo semplificare troppo e rendere tutto bianco o nero, bene o male, ma le interconnessioni ci permettono di analizzare meglio e rispondere alle sfide della società: la pace e l’ecosostenibilità, l’uso della terra tenendo conto delle sue disparità, le realtà sociali, la ridistribuzione delle tasse, la pace tra i popoli, il disarmo nucleare e delle armi leggere in modo da rendere la guerra illegale.
Il cammino ecumenico non è un percorso facile anche per le diversità riconciliate. La ripresa dei rapporti è avvenuta con l’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco, che ha segnato un cammino di concordanza, fatto in comune tra le Chiese, valorizzando l’importanza del trittico della giustizia, pace e creato, che per la Chiesa protestante è fondamentale.
Andare verso una costruzione della società che non è basata su un consumo ma sulla relazione che non consuma l’altro, non sul possesso ma sulla condivisione dei beni comuni. La guerra nel territorio europeo vuole abbattere le particolarità, creando un’unica nazione e un’unica identità, imponendo cultura e soffocando le diversità. All’inizio della situazione di violenza dell’invasione della Russia in Ucraina, le Chiese sono rimaste attonite, anche se fin da subito il Consiglio ecumenico e la Conferenza europea delle Chiese hanno cercato un dialogo con entrambe le parti, la chiesa dell’Ucraina e il patriarcato di Mosca; quest’ultimo si oppone a tutto ciò che proviene dall’Occidente che considera demonizzato.
La questione della pace in Ucraina verrà affrontata ancora e la possibilità di ascolto è l’unica via che riusciamo a percorrere  in una dinamica così polarizzata. Ascoltarsi, sostenere e aiutare è qualcosa che le Chiese possono fare e stanno portando avanti. Sia in Russia che in Ucraina le Chiese stanno lavorando sulla pace, sulla giustizia, la democrazia e sul creato perché la guerra porta distruzione totale.
La speranza è che l’ecumenismo possa continuare a costruire ponti di pace e creare reti, essere non solo riconciliatore ma anche promotore di bellezza, motivo continuo di confronto nel quale ci si parla di tutte le difficoltà per intrecciare e costruire ponti e poter edificare situazioni di pace radicate nella giustizia e non perdere il Vangelo.
Per poterci avvicinare alla pace ci vuole più ecumenismo e impegno condiviso. Importantissimo è conoscere le storie e ciò che c’è dietro alle nostre scelte e non giudicare immediatamente, sentire le ragioni dell’altro; sarebbe importantissimo avere dei momenti di scambio su alcuni temi o il rapporto con le altre fedi.  Dove ci sono delle guerre o delle gravi situazioni di ingiustizia si cerca di capire dalle chiese dei territori e di sostenere i passi di riconciliazione e le azioni da intraprendere. Solo facendo un passo verso l’altro possiamo portare avanti cammini di riconciliazione come corpo di Cristo in cui ci si conosce e ci si riconosce, per poter lavorare insieme per la pace. Ciò significa creare rete e la settimana ecumenica dell’unità dei cristiani è un modo per confrontarsi e imparare gli uni dagli altri. Una volta che abbiamo questa possibilità di conoscenza, possiamo contribuire a una comunione più decisa. La divisione non deve essere vista come una condanna o un peccato ma possiamo essere diversi nella verità e plasmare una realtà costituita da tante luci che brillano e tante possibilità di mostrare Cristo.

Nicoletta Altieri, diocesi di Lucera- Troia