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“Mai senza l’altro”

Dall’incontro tra Francesco e il sultano ai giorni nostri

Ospite dell’incontro di lunedì 4 maggio all’interno del percorso per AdC Senior 2026 “È nel dare che riceviamo – Pace e bene in politica” è stata la prof.ssa Roberta Ricucci, sociologa presso l’università di Torino e membro del gruppo esperti di Pastorale sociale e lavoro presso la CEI.

L’incontro dal titolo “Francesco e il Sultano – Mai senza l’altro”, il quinto dei nove complessivi del percorso di quest’anno, è stato un “viaggio” (così lo ha chiamato lei) dentro un tema particolare dell’alterità: un argomento, quello dei rapporti con l’Islam e il “diverso”, molto studiato e con varie pubblicazioni e studi su ogni livello.

(S)punto di partenza è stato il celeberrimo incontro, durante la quinta crociata del 1219, tra Francesco d’Assisi il Sultano Al-Malik al-Kāmil, sovrano ayyubita d’Egitto e nipote del celebre Saladino. Lo storico incontro è stato da allora un esempio concreto di ricerca coraggiosa di un dialogo possibile tra fedi e culture lontane, una pietra angolare in tema di superamento delle diversità.

L’appuntamento formativo si è aperto con la preghiera di don Bruno Bignami, direttore UNPSL CEI ed è stato poi coordinato da Emanuele Perlangèli e Viviana Venturino, dello staff degli AdC Senior del Progetto Policoro.

Attraverso una comunicazione chiara e ricca di contenuti la prof.ssa Ricucci ha sviluppato l’incontro attraverso 5 tappe (atti), toccando i vari aspetti di una realtà complessa e spesso stratificata che riguarda i musulmani sia in rapporto se stessi fuori dal paese di origine, sia gli stessi in rapporto con la comunità/Paese che li accoglie: aspetti da conoscere per evitare stereotipi e promuovere un incontro con “gli altri possibili”.

I confini delle comunità

Le nostre comunità sono attraversate da 3 cambiamenti importanti:

  • Mobilità di cittadini di origine straniera (anche anziani) per, per più motivi, persone che vogliono essere attori ed esportatori di competenze e azioni nelle attività quotidiane. Sempre meno si tratta di soggetti che vogliono essere spettatori soltanto;
  • Il confronto intergenerazionale è segnato da distanziamento sociale;
  • No mandano fenomeni di vulnerabilità e fragilità.

Da questa analisi di contesto si è partiti per immaginare come costruire rapporti con l’alterità.

Comprendere chi è al di fuori delle comunità

Al di fuori delle nostre comunità ci sono tutti quelli che non sono cittadini, una varietà e pluralità di soggetti con cui cerchiamo di condividere un atteggiamento per lo più di tolleranza: la possibilità di essere parte della nostra comunità ha un prezzo imposto: quello di non sentirsi a lungo completamente cittadini, di non diventare protagonisti civici del territorio in cui si vive e di non essere riconosciuti come “soggetto” a pieno titolo. Questi criteri appaiono quindi come veri e propri sbarramenti per l’ingresso a pieno titolo dei musulmani nella nostra società.

Chi sono i players in gioco quando di parla di stranieri?

I principali attori in campo sono le istituzioni scolastiche, amministrative, religiose e i media. Da questi ultimi passa spesso molta parte dell’idea che una comunità che accoglie può avere rispetto a chi cerca di entrarci.

Conoscere per accogliere, osservare per progettare

Le relazioni sono diverse a seconda delle generazioni, anche all’interno della stessa comunità islamica. C’è poi il tema degli uomini e delle donne sole, e quello di ragazzi e ragazze non accompagnati/e che ha una propria complessità spesso poco o per nulla conosciuta.

Esiste inoltre un possibile dato alterato che influenza l’idea comune degli immigrati di varie nazionalità visti spesso come musulmani: è il fatto che i richiedenti asilo o protezione internazionale sono considerati musulmani a partire dalla loro provenienza e senza alcun approfondimento, proiettando automaticamente su di loro la nostra idea e immagine di soggetto islamico.

Solo dopo un lento e non sempre facile processo di integrazione si è disposti ad un’apertura nei loro confronti, almeno fino a quando episodi eclatanti particolarmente violenti (es.: attentati, anche se all’estero) ci riportano rapidamente sulle nostre posizioni iniziali.

Inoltre c’è da dire che anche all’interno delle stesse comunità e gruppi islamici in Italia le cose non sono sempre semplici come potrebbero sembrare ed esistono numeri e vari atteggiamenti di emarginazione interna.

Collaborazione o competizione?

Come abbiamo avuto modo di conoscere e apprendere esiste una complessità che riguarda il mondo della comunità islamica (e delle altre confessioni) e i rapporti che ci legano a loro. Esserci in una comunità non vuol dire, molto spesso, farne parte. L’incontro è stato particolarmente illuminante da questo punto di vista: per accogliere occorre mettersi in un atteggiamento di ascolto privo di stereotipi e pregiudizi, come fu per Francesco d’Assisi.

Per concludere, la prof.ssa Ricucci ci ha ricordato che possiamo avere due possibili posture nei loro confronti, per avere prospettive per migliorare l’alterità e andare oltre l’alterità: competizione o collaborazione.

L’incontro con il Sultano di Francesco non è stato condizionato dall’“idea del Sultano”, ma dal desiderio di incontrarlo per dialogarci, di costruire qualcosa insieme, di condividere le esperienze di vita e le rispettive fedi. Questo è l’atteggiamento di chi vede nell’altro la possibilità di collaborare per superare il dualismo religioso che ingabbia: offrire spazi per la rappresentanza e condividere prassi e pratiche. Possono esserci certamente delle differenze e delle conflittualità, ma il tema è come superarle insieme.

La prof.ssa Ricucci ha indicato in fine la strada e l’incontro si è concluso con le considerazioni e le domande dei partecipanti, che hanno fatto da corollario: un confronto costante con l’altro, coinvolgere gli attori territoriali e i players per superare l’annosa questione delle rappresentanze, chiede e costruire indicazioni di policy e pratiche, magari ipotizzando possibili agende comuni per compiere passi insieme per giungere comunità accoglienti, eque ed inclusive.

Emanuele Perlangeli – AdC senior della diocesi di Lecce