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Trent’anni di Progetto Policoro, tra memoria e futuro: il 20 febbraio il convegno

Il Progetto Policoro si prepara a celebrare l’anniversario della propria costituzione venerdì 20 febbraio 2026 a Roma con il convegno “Trent’anni di Progetto Policoro, tra memoria e futuro”. Una tappa fondamentale che non rappresenta soltanto una ricorrenza, ma un’importante occasione per rileggere il cammino compiuto in questi trent’anni e per aprire nuove prospettive di servizio e di accompagnamento ai giovani, sostenendoli nei loro sogni, nella loro speranza e nella costruzione del proprio progetto lavorativo.

L’evento promosso dal’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e il lavoro, dal Servizio Nazionale per la pastorale giovanile e da Caritas Italiana tramite l’ufficio nazionale del Progetto Policoro è fissato alle ore 17.30 presso l’Aula Magna TH di Roma, in via Aurelia 481.

L’incontro sarà moderato dal giornalista di Avvenire Paolo Lambruschi, che accompagnerà i partecipanti in un percorso di riflessione tra radici, esperienze e prospettive. Ad aprire i lavori saranno S.E. Mons. Domenico Sigalini, Vescovo emerito di Palestrina e tra i fondatori del Progetto Policoro, e Marco Menni, Presidente di Inecoop – Istituto Nazionale per l’Educazione e la Promozione Cooperativa e Vicepresidente di Confcooperative: due voci che rappresentano, rispettivamente, la visione ecclesiale che ha dato origine al Progetto e il mondo cooperativo che ne ha sostenuto lo sviluppo.

Al centro della riflessione sarà la lectio magistralis della Sociologa Cristina Pasqualini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dal titolo “Giovani e lavoro: il senso mai perduto”. Un contributo che offrirà una lettura attuale delle sfide che i giovani affrontano nel mondo del lavoro, mettendo in dialogo i cambiamenti culturali degli ultimi decenni con le intuizioni originarie del Progetto Policoro.

A seguire, un video commemorativo curato dal Regista Giovanni Panozzo ripercorrerà i momenti più significativi di questi trent’anni, dando voce ai territori, alle storie e ai volti che hanno reso possibile questa esperienza.

Il racconto entrerà ancor più nello specifico attraverso tre testimonianze, una per ciascun decennio: Luisa Pilato della Cooperativa sociale Arché per il periodo 1995–2005; Rosangela Maino, della Cooperativa sociale Oltre L’Arte, per gli anni 2005–2015, e Salvo Leotta, Dirigente penitenziario, per il decennio 2015–2025. Tre percorsi diversi accomunati dalla forza generativa del Progetto Policoro visti dagli occhi dei giovani che ne hanno animato il cammino, segnando un percorso capace di trasformare idee in opportunità e desideri in impegno.

A chiudere il convegno sarà l’intervento di S.E. Mons. Giuseppe Baturi, Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, che offrirà uno sguardo sulle prospettive future del Progetto Policoro, chiamato oggi più che mai a essere laboratorio di speranza, accompagnamento e creatività sociale per le nuove generazioni.

Il Progetto Policoro è una presenza vigile e discreta nelle comunità: una sentinella che osserva il territorio, si lascia sorprendere dalla bellezza dei giovani e cammina accanto a loro, né avanti né dietro, ma al loro fianco, sostenendo i sogni che portano nel cuore. Nel celebrare il 30° Anniversario, viviamo un tempo prezioso per rileggere con gratitudine il cammino compiuto e aprirci con consapevolezza al futuro” spiega don Marco Ulto, Coordinatore nazionale del Progetto Policoro, l’iniziativa promossa dalla Chiesa Italiana per formare giovani capaci di accompagnare altri giovani nella costruzione del proprio progetto di vita.

Gli Animatori di Comunità, cuore pulsante di questo servizio – aggiunge don Marco Ulto –  sono giovani che desiderano fare il bene e lasciare tracce di bene, impegnandosi a rendere il mondo un luogo migliore di come lo hanno trovato. Un impegno reso possibile grazie alla rete, che rappresenta l’anima stessa del Progetto Policoro. Non si può immaginare la Chiesa senza questa trama di relazioni, così come i pescatori non potevano lavorare senza le loro reti: se le lasciassimo cadere dalle mani, smetteremmo di essere ciò che siamo chiamati a essere.

Per questo continuiamo a intrecciare legami, a generare fiducia, a custodire speranza. Solo insieme possiamo costruire un futuro più giusto, più umano e più fraterno”.