16 Febbraio 2010
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Crisi economica: la risposta dei cattolici – Intervista SIR a Mons. Angelo Casile

“CRISI ECONOMICA

 
La risposta dei cattolici”
 
Intervista a mons. Angelo Casile
La crisi economica fa sentire i suoi pesanti effetti sul fronte occupazionale e nelle Chiese locali si moltiplicano gli interventi di vescovi e responsabili di uffici diocesani a tale riguardo. Ne parliamo con mons. Angelo Casile, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace.
Come interpreta quest’attenzione della Chiesa che cresce sempre più nel territorio?
 
 
“Il primo compito della Chiesa, anche in questo contesto difficile, è quello della preghiera, che ci rende attenti alle vicende di ogni uomo. Illuminati dalla parola del Vangelo siamo resi capaci di amare concretamente ogni persona, preoccuparci della sua vita, del suo lavoro, della sua famiglia. Quest’attenzione della Chiesa è la stessa che Gesù aveva per gli uomini del suo tempo e che continua nell’opera quotidiana e paziente delle nostre comunità, permettendoci di vivere l’attuale crisi non con incapace rassegnazione, ma come occasione di discernimento, di nuova progettualità, di fiduciosa speranza nelle scelte che riguardano sempre più il destino dell’uomo”.
 
Grazie anche all’ultima enciclica di Benedetto XVI, sembra esserci un ritorno alla dottrina sociale. È in corso la sua riscoperta?
 
“Stiamo assistendo a una rinnovata attenzione da parte delle nostre comunità verso la dottrina sociale, definita nella Caritas in veritate ‘annuncio della verità dell’amore di Cristo nella società’. La dottrina sociale illumina con la luce del Vangelo i problemi sempre nuovi che emergono nella nostra società, impegnando in primo luogo il cristiano a ‘incarnare’ la sua fede. Nostro compito è far brillare la bellezza del Vangelo, far risplendere attraverso la dottrina sociale della Chiesa la verità dell’amore di Dio per ogni uomo”.
 
Negli interventi dei vescovi al primo posto vi è la tutela dei diritti dei lavoratori e della loro famiglie. Oltre a questa, doverosa, priorità viene considerata anche la complessità di una crisi economica che ha dimensioni mondiali ed esige risposte non solo locali e nazionali?
 
“Il lavoro permette a ogni uomo di esprimere sé stesso, il proprio talento, le proprie capacità: è espressione della creatività di ognuno a immagine del Creatore. Purtroppo assistiamo a scelte occupazionali da parte di alcune imprese che inseguono profitti speculativi e non si mettono a servizio dell’economia reale e della promozione di uno sviluppo stabile nella comunità locale in cui sono inseriti. Tali scelte mettono in discussione la persona come metro della dignità del lavoro e l’impegno verso la promozione di un lavoro che sia dignitoso. Allo stesso tempo le nostre famiglie, cellule vitali della società, non sono sostenute nelle scelte a favore della vita, che diventano di conseguenza scelte anche economiche”.
 
La Chiesa italiana da anni sta realizzando, in molte aree del Sud, il Progetto Policoro a favore dell’occupazione giovanile: ritiene che possa essere rafforzato ed “esportato” anche in altre aree del Paese?
 
Di per sé il Progetto Policoro è per tutto il Paese. Il suo promotore, mons. Mario Operti, amava ripetere che ‘non esistono formule magiche per creare lavoro. Occorre investire nell’intelligenza e nel cuore delle persone’. Questo è il Progetto Policoro, che rivela ancora oggi tutta la sua positività perché punta a valorizzare i giovani attraverso l’annuncio del Vangelo, l’educazione a una nuova cultura del lavoro e l’espressione di segni di fiducia e speranza in territori che spesso vivono l’esperienza del lavoro nero, della criminalità, della disoccupazione. Il Progetto è attivo prevalentemente al Centro-Sud, ma prevede la reciprocità tra le diocesi del Nord e del Sud, nell’ottica dello scambio dei doni che scaturisce dalla comunione ecclesiale”.
 
Diverse diocesi organizzano corsi di dottrina sociale. È utile una struttura “laboratoriale”, in cui i concetti si confrontano con persone, situazioni, problemi?
 
“Compito primario di tali scuole è formare, educare i cristiani ad essere buoni cittadini. Come cristiani abbiamo tre grandi strumenti che ci aiutano in questa missione: la Bibbia, l’enciclica Caritas in veritate e il Compendio della dottrina sociale della Chiesa. Dallo studio costante di questi preziosi strumenti – dai quali ricaviamo i principi, lo stile della partecipazione – scaturiscono le possibili risposte ai vari problemi locali, che vanno a interpellare le risorse di persone, enti, beni presenti su un territorio nella reciproca fedeltà a Dio e all’uomo”.
 
La prossima Settimana Sociale (Reggio Calabria, 14-17 ottobre 2010) intende mettere “in agenda” alcune problematiche presenti nel Paese. C’è molta partecipazione al percorso preparatorio: si sta aprendo per il laicato cattolico una nuova stagione di impegno sociale e politico?
 
“Già questo ampio e inedito coinvolgimento di diocesi, associazioni e realtà diverse è un primo ‘successo’ della Settimana Sociale. Ma è anche un indicatore del fatto che i cattolici ci tengono a delineare prospettive d’intervento nell’ottica del bene comune del nostro Paese. Questa è la meta, raggiungibile solo con un rinnovato impegno dei cattolici, dando forma al ‘sogno’ di cui ha parlato il card. Bagnasco nella prolusione al recente Consiglio episcopale permanente”.
 
A CURA DI FRANCESCO ROSSI