27 agosto 2026
E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
Dopo essere partiti poco prima delle sei dalla terra di Olivetti, la città di Ivrea, il cammino di noi partecipanti alla Route Estiva 2026 si è decisamente diretto verso la porzione più alta del Canavese, con l’obiettivo di raggiungere la provincia di Biella. Solo un temibile rilievo morenico, chiamato dagli abitanti del luogo, “la Serra” si frapponeva tra noi e il santuario di Graglia, meta della giornata e penultima tappa del cammino di Oropa: che sarà mai fare oltre 22 km con quasi mille metri di dislivello?!
I partecipanti alla Route non temono niente, specie dopo aver pregato le Lodi in mezzo a un bosco dalle tinte straordinariamente già autunnali.
Ma forse ciò che più ci ha spinto nel camminare, non considerando la fatica ed il sudore che progressivamente aumentavano, era la fervida attesa per gli ospiti del pomeriggio, per i quali c’erano grandi aspettative.
Arrivati al santuario di Graglia e ristorati dall’ottima location, dalla bellezza degli ambienti e da una doccia rigenerante, il tardo pomeriggio è stato caratterizzato dall’ascolto di don Marco Ulto (direttore della Caritas di Ariano Irpino e coordinatore nazionale di GenerAzioni in rete della CEI, nonché nostro compagno di viaggio) e di Elide Tisi (direttrice della Caritas di Torino e di Susa, già amministratrice locale della città di Torino). A fare da filo rosso tra i due interventi è stata una frase della Dilexi te, provocante documento scritto da Papa Leone nel 2025 circa l’amore verso i poveri: “La povertà di tanti fratelli invoca giustizia” (DT 90).
Abbiamo invero riflettuto su come il Signore Gesù, nella sua vita terrena, abbia avuto un’attenzione speciale, un amore preferenziale, verso i poveri, di qualunque “natura” fosse questa povertà: materiale, spirituale, fisica, morale. E questo suo comportamento non era che frutto del suo intimo rapporto col Padre che, già nell’Antico Testamento, è presentato come Colui che difende la causa della vedova e dell’orfano (cfr. Sal 68,5).
Di fronte a tante situazioni di diseguaglianza che calpestano la dignità dell’essere umano, la Chiesa non ha risposte preconfezionate, né propugna modelli particolari, ma continua a ricordare come “carità e giustizia sono inseparabili” (DT 41), chiedendo a tutte le comunità, cristiane e civili, di agire non solo attraverso misure assistenzialistiche di sostegno ai poveri, ma impegnandosi fortemente perché siano rimosse le cause che creano queste medesime situazioni di miseria e squilibrio, soprattutto attraverso l’educazione ed il rispetto delle dignità fondamentali di ciascuno.
Questo stile evangelico non si declina, in ultimo, con soluzioni muscolari, ma si può fare carne solo in uno stile di prossimità, accompagnamento e cura delle relazioni, sul modello di Cristo stesso, buon samaritano, che all’uomo ferito e caduto per terra, “si fece vicino” (Lc 10, 34).
Mattia Benatti (Seminarista dicesi Emila Romagna – Guastalla)
