Cosenza-Bergamo: QUELLO CHE HO, TE LO DO!

Raccontiamo l’esperienza di reciprocità tra Nord e Sud, tra giovani e adulti delle Diocesi di Bergamo e di Fuscaldo (CS), che stiamo vivendo, legata alle tante iniziative promosse da due gesti concreti nati nell’ambito del Progetto Policoro: l’Associazione di Volontariato Go’el e la Cooperativa Sociale “Il Segno”, entrambe attive sul territorio di Paola e Fuscaldo.

 
 
L’esperienza è strutturata nell’arco di due settimane, la prima delle quali è ormai trascorsa. Durante questa settimana era presente un gruppo eterogeneo, composto da adolescenti, giovani ed adulti, con la presenza di due bambini piccoli. Tra loro era presente la famiglia Villa al completo. Nadia (impiegata part-time in uno studio di consulenze per il lavoro e mamma di Marta, Alice e Lorenza) e Battista (sindacalista della CISL) hanno deciso di trascorrere le vacanze in Calabria in una modalità diversa da quella solita. Nadia ci spiega il perché della scelta:”Abbiamo deciso di proporre alle nostre figlie di vivere questa esperienza perché volevamo conoscere insieme una realtà diversa dalla nostra, una realtà che conoscevamo solo attraverso alcune parole: FATICA, DISAGIO, MANCANZA DI LAVORO, ‘NDRANGHETA. Volevamo anche mostrare a Marta, Alice e Lorenza come altra gente vive, perché potessero allargare i loro orizzonti e scoprire che, ancora oggi, nonostante le difficoltà, ci sono persone che amano la propria terra, che sognano un futuro migliore e che si mettono insieme per costruirlo veramente, che tentano di avere delle attese. Da genitori anche noi vorremmo che i nostri figli avessero delle attese! Volevamo mostrare loro che anche qui ci sono delle prospettive di una vita buona e bella, che ci sono adulti significativi che possono diventare modelli per tanti giovani. Anche da noi ci sono chiusure e stereotipi: LA CASA, I SOLDI, IL SUCCESSO… Ci chiedete cosa abbiamo trovato? Abbiamo trovato parole nuove per descrivere questa terra: ACCOGLIENZA, FIDUCIA, DESIDERIO DI CONDIVIDERE. Siamo rimasti spiazzati quando le famiglie che hanno accolto la nostra e gli altri giovani del gruppo ci hanno consegnato le chiavi di casa perché potessimo entrare ed uscire liberamente. Chi, oggi, da noi è capace di un gesto simile? Abbiamo trovato gente che ha avuto il coraggio di mettersi insieme, di sognare insieme, di prendersi cura dell’altro. Abbiamo visto che è possibile. Che bisogna spendersi. Che bisogna avere voglia di vivere così. Nella nostra famiglia Battista ci richiama spesso alla RESPONSABILITÁ, all’importanza di assumerci delle responsabilità e alla necessità che ciascuno senta di essere responsabile di questa terra: le nostre figlie della loro terra, i giovani calabresi di questo territorio. Vivere questa esperienza ci conferma ancor più come sia vero che esiste una terra che chiede alla gente di prendersi cura… Questo vale per il Nord e per il Sud.
Con la famiglia abbiamo conosciuto anche Marta, studentessa universitaria, laureanda in scienze dell’educazione, attualmente impegnata nel Servizio Civile presso una comunità che accoglie ragazze madri e donne in difficoltà. A lei chiediamo di spiegare il motivo della sua scelta di venire in Calabria, accompagnando alcuni adolescenti in questa esperienza. “Ero molto curiosa di vedere la realtà giovanile del Sud Italia. Come vive, come la pensa, quali idee ha sul mondo, quali i sogni rispetto al futuro, visto che anche io mi sto interrogando sul mio futuro. L’altro motivo che mi ha spinta a partecipare è quello di sfatare alcuni miti, di capire se quello che veniva raccontato sulla Calabria, e sul Sud in generale, era vero. Sono arrivata a Fuscaldo con la certezza che comunque la conoscenza di altre persone mi avrebbe aiutato a modificare le mie idee, che spesso i media tendono a stereotipare .L’esperienza che l’Azione Cattolica di Bergamo ha proposto mi è sembrata interessante anche perché mi avrebbe permesso di vivere un campo con diverse generazioni”.
Anche Marta ci parla delle sue aspettative e di quello che ha incontrato. “Rispetto all’Estate Ragazzi, che stiamo animando con gli educatori di Fuscaldo, immaginavo di trovare un’esperienza semplice. Ho trovato sì un’esperienza semplice, ma ricca di contenuti, di obiettivi, di attenzione ai più piccoli. Nelle esperienze che viviamo al Nord c’è sempre il rischio di fare tante cose, ma di pensarle con poca attenzione e di non curarle. Rispetto alla gente mi aspettavo accoglienza e l’ho trovata! In questo quindi ho ricevuto una conferma e mi sono sentita a casa! Rispetto alla possibilità di incontrare dei testimoni le mie aspettative sono state soddisfatte. È stato molto bello, per esempio, ascoltare l’esperienza di Giovanni Serra che, come noi, vive l’esperienza dell’Azione Cattolica: ho trovato nel suo racconto, nelle sue parole, molte affinità con tutto quello che ci diciamo a Bergamo. Ho notato anche l’uso comune di alcune parole “chiave”, come RISCHIARE, CONSAPEVOLEZZA DI POTER CAMBIARE. Mi è piaciuto molto conoscere una realtà in cui i giovani hanno un ruolo nel territorio, si impegnano nel territorio e sono riconosciuti per quello che fanno, cosa che sento meno forte a Bergamo”.
Con il gruppo partecipa anche don Emanuele, assistente settore giovani dell’Azione Cattolica di Bergamo, che ci spiega il significato di questa esperienza, il senso che le ha dato vita. “Ciascuno di noi ha bisogno degli altri, che sia bambino, giovane, adulto, anziano. Se da un lato abbiamo bisogno degli altri,dall’altro lato ognuno ha il compito di prendersi cura dell’altro, dell’uomo. Essere uomini vuol dire portarsi, a vicenda. È quindi un grave errore che la società deleghi il compito dell’educazione solo a professionisti. È necessario che ciascuno si chieda come prendersi cura degli altri e dobbiamo favorire la relazione e la cura dei legami tra le diverse generazioni. L’umanità nasce nel momento in cui incontra l’altro e se ne prende cura. Si tratta di identificare stili di vita che possano essere portati nel quotidiano delle nostre esperienze. Questa esperienza diviene quindi laboratorio il cui scopo è suggerire modi concreti di fare società, di vivere insieme. La vera sfida è pensare modi nuovi di vivere la quotidianità. Gli stili attuali favoriscono la solitudine e l’individualismo. È necessario inventare forme di società nelle quali prevalgano logiche di corresponsabilità, cura, condivisione, nella sfera educativa e in tutte le altre sfere dell’umana esperienza: quella economica, quella politica, quella scolastica, quella scientifica, quella religiosa”. Tutto questo ha un valore particolare e concreto per il paese di Scarcelli, ci spiega suor Tiziana. “Questa esperienza ha senso se la viviamo secondo un aspetto di reciprocità, riconoscendo che la diversità è ricchezza. Lo riconosciamo concretamente nei giovani, che pur con le loro differenze, guardano tutti verso un futuro migliore, da costruire. Nei giovani di Scarcelli rimangono lo stupore e la forza che scaturiscono dal vedere che giovani hanno dato tempo di vacanza per stare con noi. Questo è stimolo e provocazione per impegnarsi maggiormente nella propria realtà. I ragazzi insieme stanno prendendo coscienza di come si possa vivere qui e bene, valorizzando il proprio territorio, impegnandosi per renderlo più bello e fonte di impegno e guadagno per il quotidiano. Tutto questo è anche impegno nei confronti dei bambini e testimonianza verso di loro che hanno la possibilità di vedere questo impegno. È una piantina che può crescere. Possiamo dire di vedere, sentire, da un gesto, una frase, che è possibile un cambiamento, senza sottomettersi, è possibile perché abbiamo le capacità per farlo. Naturalmente i ragazzi di Scarcelli (come per i ragazzi di Bergamo) tutto questo è possibile perché ha radici e basi nella fede cristiana e su di essa poggiano”.
L’esperienza non si conclude qua. Un altro gruppo di giovani e adolescenti è ora a Scarcelli per proseguire questa esperienza di formazione e condivisione, fatta di concretezza e quotidianità.
 
a cura di Chiara Roncelli (AC Bergamo) e Giusy Brignoli (AdC Progetto Policoro)