4 Dicembre 2025
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Ascolta, Accogli, Agisci: il 48° Corso del Progetto Policoro rilancia il cammino dei giovani

Si è chiuso a Nova Siri e Policoro il 48° Corso di Formazione Nazionale del Progetto Policoro, un’edizione speciale che dal 26 al 30 novembre ha riportato i giovani animatori e i coordinatori regionali nei luoghi delle origini, dove trent’anni fa don Mario Operti avviò un cammino che ancora oggi continua a generare speranza, tessere reti di fraternità e aprire nuove strade per i giovani, accompagnandoli verso il loro inserimento nel mondo del lavoro.

La cinque giorni è stata guidata dal versetto del Vangelo di Giovanni (5,17b): «Il Padre mio agisce sempre e anch’io agisco», e dal messaggio di Papa Francesco nella Fratelli Tutti: «Se si tratta di ricominciare, sarà sempre a partire dagli ultimi», e si è concentrata sul tema “Ascolta, accogli, agisci”. Declinato nelle diverse forme di impegno pastorale, sociale e comunitario, il tema ha trovato concretezza nelle lectio, nelle celebrazioni e nei laboratori, diventando filo conduttore di un percorso che ha aiutato i giovani a riconoscere nelle relazioni, nella cooperazione e nella cura delle fragilità la vera forza trasformativa del Progetto Policoro, un cammino che continua ad aprire orizzonti di possibilità per le nuove generazioni.

Con don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, don Riccardo Pincerato, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile, e don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, è stato ricordato che le fragilità non sono un limite, ma una finestra aperta che ci rende disponibili all’incontro, dove le ferite diventano segni di autenticità per vivere la fede nella concretezza della vita quotidiana, come cristiani incarnati capaci di agire per amore e non per costrizione o interesse, animando comunità nella cultura dell’attenzione che prepara il terreno buono in cui il Signore porterà a compimento ogni cosa.

Una cultura dell’attenzione che nasce e si sviluppa dentro relazioni concrete, perché è solo da esse che può germogliare la fiducia. Come ha ricordato Franco Vaccari, presidente di Rondine Cittadella della Pace, la fiducia è la forza del “nonostante”: se non viene messa alla prova non è autentica, e l’umano si esercita proprio nel “nonostante”. Per questo dobbiamo imparare a stare dentro il conflitto, a sostare nelle differenze e nei punti di vista diversi: solo così, come veri artigiani dell’incontro, possiamo generare spazi di pace. Differenze e disuguaglianze che vanno affrontate anche a partire dal linguaggio, come ha sottolineato Giuseppe Pedron di Caritas Italiana, invitando a parlare di “impoverimento” e non di “povertà” e ricordando come il lavoro, spesso difficile da trovare o da creare, generi vulnerabilità e nuove forme di esclusione. Ha evidenziato inoltre il legame tra povertà e disagio cognitivo, che intrappola le persone in dinamiche difficili da superare, e la necessità di sviluppare competenze per abitare la complessità del nostro tempo.

La cinque giorni oltre ad offrire intensi e ricchi spunti di riflessione, ha regalato momenti di grande significato: dalla Celebrazione Eucaristica al Centro Giovanile Padre Minozzi di Policoro, cuore delle origini del Progetto, alla presentazione del PoliColombia che ha portato il respiro internazionale; dal Coordinamento nazionale riunito proprio nei luoghi dove tutto ebbe inizio, al saluto riconoscente a don Ivan Licinio per il servizio svolto, fino all’accoglienza del nuovo Coordinatore nazionale don Marco Ulto, segno di rinnovata energia per il futuro del Progetto Policoro.

Ogni persona, la più fragile, quella che pensa di essere soltanto la somma dei propri errori, è necessaria per realizzare la verità e le infinite possibilità dellumano” ha ricordato don Marco Ulto, aprendo la riflessione conclusiva nella prima domenica di Avvento. “Rivestirsi del Signore significa recuperare la nostra umanità abbandonando larte della guerra, dilatando lorizzonte e guardando come Lui guarda. Significa accogliere la paternità di Dio che ci restituisce la dignità di figli, pensati, amati e accompagnati nel suo amore. Lamore è la regola che ci ha dato per crescere nelle relazioni etiche, sane, di cura, nella convivialità delle differenze”. Don Marco ha sottolineato l’importanza di trasformare il tempo libero in tempo liberato, fondamento di una scelta di vita nello spirito del servizio e della costruzione del bene comune, con curiosità e apertura, abbattendo muri e pregiudizi. E ha concluso con un invito che lega l’intero percorso vissuto: “Siamo profeti di speranza: non replichiamo il si è sempre fatto così’, ma impegniamoci insieme a realizzare ciò che ancora c’è da fare. Facciamolo insieme!”.

Il nuovo percorso formativo 2026 sarà accompagnato dalla testimonianza di vita di Armida Barelli, introdotta da Emanuela Gitto, vicepresidente nazionale del settore giovani di Azione Cattolica Italiana, figura luminosa che continua a indicare ai giovani la strada della fede vissuta nella concretezza e della speranza incarnata. Una speranza tradotta in impegno che sarà rinnovata il 20 e 21 febbraio a Roma con l’udienza con Papa Leone XIV e il convegno nazionale con la celebrazione del trentennale dell’organismo della Chiesa Italiana rivolto alla cura e all’accompagnamento dei giovani nel mondo del lavoro attraverso gli insegnamenti del Vangelo.