Anastàsa è l’altro nome della Calabria!

Giovedì 7 agosto, ore 5 del mattino: scendo dal treno dopo un lungo e faticoso viaggio che da Exilles mi ha riportata in Calabria. Il Campo Nazionale GiOC mi ha aiutato a riflettere su temi importanti, ma la mia mente è già proiettata in avanti… manca infatti solo un giorno all’inizio di “Anastàsa”, il campo di reciprocità Nord/Sud organizzato con l’AC di Bergamo e mi devo dar da fare per definire gli utlimi dettagli. In realtà sono abbastanza serena perchè è tutto pronto già da tempo: itinerario, spesa, materiale, luoghi per l’accoglienza. Mi butto sul letto per un pisolino: non c’è nulla di cui preoccuparsi…..

 
 
Giovedì 7 agosto, ore 10 del mattino: il mio cellulare squilla con insistenza. Mi scaravento giù dal letto, ed ecco la sorpresa. Suor Tiziana mi avvisa che ad Isola di Capo Rizzuto (prima tappa del nostro tanto atteso viaggio calabro) non c’è una goccia d’acqua. Niente acqua! Né nella base di elicotteri in cui avremmo dovuto alloggiare, né nei campi in cui avremmo dovuto lavorare.
“Santo cielo! Come è possibile?!?!”
Mentre riesco a fatica a mettere insieme queste poche parole, vedo tutte le mie aspettative ed i miei sogni sgretolarsi davanti a me.
Suor Tiziana mi spiega che l’acqua è stata venduta illegalmente ai camping ed ai lidi della zona e che il responsabile è stato arrestato. Paolo Ferraro, col quale avremmo dovuto condividere tre giorni di lavoro, è mortificatissimo, ma sconsiglia di recarci là.
“NO!NO!NO! Non può essere vero! State scherzando! Non può succedere questo! E’ troppo importante questa tappa!”
Eppure anche io mi devo arrendere alla realtà dei fatti….
 
Il nostro viaggio è iniziato così, con un momento di “panico” che ha subito messo alla prova la nostra capacità di affrontare le difficoltà e gli imprevisti, ma che non ci ha certamente scoraggiati! A campo terminato sorrido pensando a quegli attimi terribili! Sorrido perchè, alla fine dei conti, tutto è andato – se la dovessimo dire usando il gergo di alcune compagne di viaggio – STRABENE!
Modificato “al volo” l’itinerario dei primi tre giorni, grazie alla disponibilità di tanti amici, Fuscaldo si è preparato in poche ore ad accogliere 22 giovani: così abbiamo goduto dell’ospitalità di Giacomo e Fiorella, sempre pronti all’accoglienza nella loro bella casa; ci siamo riempiti gli occhi di bellezza grazie ad Andrea, giovane ingegnere di Paola, che ci ha guidati nella scoperta degli antichi luoghi di culto dei monaci basiliani italo greci, meno famosi della Cattolica di Stilo, ma comunque carichi di storia, di fede e di vangelo vissuto. Ci è stato donato infine di incrociare il nostro percorso con quello di alcuni giovani impegnati in un campo di lavoro guidato da p. Alex Zanotelli, col quale abbiamo piacevolmente e profondamente conversato al Santuario di Paola, dopo aver condiviso l’Eucarestia.
Poi il nostro viaggio ha ripreso il suo corso originario, con le tappe già stabilite: Torre di Ruggiero, S. Nicola da Crissa, Carlopoli, Serra S. Bruno, Caulonia e di nuovo Fuscaldo. Non sono mancate alcune “puntatine” fuori programma, come il viaggio ad Isola di Capo Rizzuto (TESTARDI STI BERGAMASCHI!!) per sperimentare almeno una giornata di lavoro nei campi e per ascoltare dal nostro amico Paolo il racconto affascinante e crudo della sua vita, spesa con passione per lo sviluppo della sua Calabria e per la conquista dei diritti di cittadinanza e la difesa dei più deboli. Dopo una levataccia, un lungo viaggio ed una mattinata di duro lavoro, ecco lo stupore: ad Isola torna l’acqua!
Acqua negli impianti di irrigazione dei campi, per ridare speranza a tutti gli agricoltori della zona.
Acqua nella cisterna della base di elicotteri, giusto in tempo per una meritata doccia!
E quanti altri incontri: con Maria Antonietta ed i suoi amici amministratori, nella sala del Consiglio Comunale di Carlopoli, per confrontarci sull’impegno dei giovani in politica. E poi a casa di sua nonna, dove abbiamo condiviso i sapori tipici delle nostre terre: casoncelli alla bergamasca, soppressata, formaggi e liquori calabresi.
Con Giovanni e don Domenico a S. Nicola, camminando insieme alla gente durante la processione della Madonna, con l’occhio rivolto alle donne, ai loro occhi velati di lacrime – a chiederci cosa portavano nel cuore – e le mani segnate dal duro lavoro dei campi.
Con Alessandro e Marisa, nella casa di Torre di Ruggiero, che ci hanno raccontato il loro impegno di cooperatori ed animatori di comunità a servizio dei giovani, per la creazione di imprese capaci di mettere al centro la persona. Anche lì: quante domande, quanti dubbi, quante riflessioni!
Con Domenico e la sua famiglia, a Serra S. Bruno, per capire un po’ di più cosa vuol dire emigrare e poi tornare nella propria terra, dopo tanti anni vissuti lontano da casa.
Con le suore del Piccolo Eremo delle Querce, a Crochi, vera oasi di pace in un deserto il cui silenzio, a tratti, ti fa quasi paura. Un silenzio rotto dal suono della campana, che invita alla preghiera, della cetra di suor Sandra e dell’organetto dei ragazzi semplici del paese, che all’eremo trovano sempre una calda accoglienza.
Con i paesaggi calabri, sempre diversi e mai uguali: natura rigogliosa e vallate arse dal sole, ridenti colline e dure montagne, l’alba sullo Jonio e il tramonto sul Tirreno.
Questo e tanto altro ci siamo portati via nel nostro continuo peregrinare e siamo certi che ogni spunto ci servirà per rileggere la nostra vita, il nostro impegno e per progettare con maggiore consapevolezza il futuro che ci attende a casa, al lavoro, nelle nostre associazioni e nei nostri paesi.
Non resta che dire grazie a tutti: ai viaggiatori, che si sono fidati, affrontando con entusiasmo e coraggio ogni dura giornata. Alle cooperative ed alle associazioni che hanno collaborato alla realizzazione del campo. Agli Animatori di Comunità del Progetto Policoro della Calabria, che si sono prodigati al nostro passaggio per offrirci accoglienza e spunti per riflettere; grazie quindi a Giovanni, Antonella, Demetrio, Marisa e a Nicoletta che, impossibilitata ad esserci, ci ha scritto, condividendo la gioia di saperci in viaggio anche nella Locride.
 
Giovedì 21 agosto, ore 12: è ora di pensare al pranzo. Metto sul fuoco l’acqua per la pasta e mi viene in mente il famoso detto:“Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”.
Vero.
In parte.
Perché “Dio, se ti fidi, ti regala tutta la batteria!”
 
Giusy – AdC Senior Cosenza-Bisignano