Formazione residenziale Basilicata

Il Coordinamento regionale del P.P. Basilicata si è dato appuntamento a Viggiano (Arcidiocesi di Potenza – Muro Lucano – Marsico Nuovo) dal 18 al 20 settembre 2008, per trascorrere tre giorni di spiritualità, meditazione e formazione su “GIOVANI – Giustizia – Legalità – Lavoro” con S. Ecc.za Mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Acerenza, e don Marcello Cozzi, fondatore del CE.STRI.M. (CENTRO STUDI E RICERCHE SULLE REALTÀ MERIDIONALI)

 
 
responsabile nazionale della formazione di LIBERA ( Associazione nazionale nomi e numeri contro le mafie) e presidente regionale della stessa.
All’incontro vi hanno partecipato tutti gli AdC del P.P. della Regione e Angelo, futuro AdC al 1° anno della diocesi di Melfi – Rapolla – Venosa. Giovedì 18 sett, in una bella giornata di sole, la Santa Vergine del monte di Viggiano ci ha accolti calorosamente nella sua città. Viggiano è una “Civitas Mariae”. Vi è l’unica Basilica Pontificia della regione e il Santuario a Lei intitolato sul monte a quota m. 1725 s.l.m. Nel dicembre del 1965 il Papa, Paolo VI, proclamava la dolcissima Madonna Nera di Viggiano Regina e Patrona dell’intera regione. Il 28 aprile 1991 il Papa, Giovanni Paolo II, in visita alle Chiese di Basilicata, rinnovava il rito dell’incoronazione della sacra immagine.
I lavori sono cominciati nel pomeriggio del 18 con Liberato Canadà e la relazione di don Marcello Cozzi su “GIOVANI-Giustizia-Legalità-Lavoro”. Don Marcello è partito da due icone bibliche: “Sentinelle nella notte” e “Mosè che incontra il roveto ardente (Es. 3,2-3)”. Essere sentinelle nella notte ci richiama ad essere vigili, a rimboccarci le maniche, a prodigarci per gli altri e a non “coltivare i sogni dal divano di casa”. Ci si è chiesti “qual è il roveto che arde senza mai consumarsi in Basilicata?” Sicuramente incontrare i limiti della povera gente. Il roveto che arde è fatto di nomi e cognomi di persone con un volto. Sono i nomi del ragazzo drogato, della badante straniera, di chi ricorre agli usurai. Sappiamo tutti quanto è importante il nome per il cristiano, ma dobbiamo imparare ad andare “oltre”, dobbiamo aiutare la gente a liberarsi, ad acquistare autonomia non dipendenza, ad essere franchi e ad avere sempre la schiena dritta. Noi siamo chiamati a farci carico delle fatiche degli altri. La Basilicata, così come emerge dall’ultimo libro scritto da don Marcello dal titolo: “Quando la mafia non esiste”, non è “un’isola felice” ma vive anch’essa le problematiche legate al fenomeno della Mafia.
Come cristiani, in virtù del Battesimo, rifacendoci alla figura di Gesù di Nazareth, che è venuto a liberare tutti, siamo chiamati a cambiare la storia, e non a subirla facendoci carico come chiesa delle fatiche della gente.
Il venerdì ci siamo svegliati sotto un cielo grigio e nuvoloso, ben coperti per il freddo, abbiamo cominciato la salita al Sacro Monte, meditando la Via Crucis, presieduta dall’arcivescovo di Acerenza, mons. Giovanni Ricchiuti ( Vescovo delegato CEB e membro della commissione nazionale CEI per la PSL), arricchita da brani scelti tra gli scritti dei nuovi martiri della Chiesa Cristiana e dalle nostre riflessioni personali riguardante i contenuti trattati il giorno precedente. Ci inerpicavamo su un monte brullo, ricco solo di pietre, che contrastava con il paesaggio stupendo che potevamo ammirare, eravamo circondati da verdi boschi da un lato, e la Val d’Agri… dall’altro. Salendo avevamo la sensazione di abbandonare le cose terrene, materiali, perché avvolti dalla spiritualità che il Sacro Monte ispirava, desiderosi di ottenere protezione ed affidare a Lei, le nostre attese, le nostre speranze, il nostro futuro, il nostro lavoro e di quanti il Signore ci pone accanto nel cammino. Dopo circa due ore siamo giunti in cima dove abbiamo sostato un po’ mentre l’Arcivescovo ci ha portati a fare una riflessione sulla fatica del cammino della vita, del lavoro e di quanto siamo “chiamati” ad operare. Fatta la classica foto-ricordo abbiamo preso la strada del ritorno per recarci in Basilica per la Celebrazione della Santa Messa. Incoraggiati dal coordinatore regionale Liberato Canadà, durante la discesa abbiamo provveduto alla raccolta di rifiuti abbandonati dai pellegrini.
Durante l’omelia l’Arcivescovo ci ha fatto notare la scultura di un Angelo che sorreggeva la frase “Spes laboris tedium excludit” ovvero “La speranza del lavoro esclude la noia”.Nel pomeriggio, il segretario regionale Giovanni Rosa, presentandoci le figure bibliche di Rut e di Tobia, ci ha invitati a farle nostre. Rut: colei che accoglie e che accompagna, così l’AdC del P.P. ne deve imitare l’esempio e deve ispirarsi nei momenti di difficoltà. La serata si è conclusa con Massimo che con la sua chitarra, circondato da cantanti “irrequieti”, ha animato la serata.
Sabato mattina è stato dedicato ad un momento di verifica e programmazione: testimonianza degli Adc che hanno partecipato ai campi estivi nazionali; partecipazione al convegno nazionale su Giovani e Lavoro; Scuola regionale di Dottrina Sociale della Chiesa; formazione di II livello su beni culturali, agricoltura, servizi alla persona, turismo sociale.
Attraverso dei laboratori si è discusso di pastorale d’ambiente negli ambiti di vita: scuola, muretto, devianza e lavoro.
La formazione si è conclusa dopo il pranzo con baci e abbracci e ognuno è tornato a casa con la speranza che la Madonna operi prodigi nel cuore di tutti e con l’impegno di organizzare ogni anno una marcia regionale della pace per affidare le speranze e le angosce dei nostri giovani alla Madonna.
 
Gli AdC della Basilicata