Arcidiocesi di Gaeta: APERITIVI CULTURALI “… perché lavorare non è semplicemente fare!”

Domenica 15 maggio si è concluso il percorso degli Aperitivi Culturali dal tema “… perché lavorare non è semplicemente fare”, rivolto a giovani – adulti dai 18 ai 35 anni, promosso dal Centro Culturale “Il Cortile dell’Aquinate” in collaborazione con il Progetto Policoro e l’Associazione “Circolo Culturale Cattolico San Tommaso d’Aquino”. Tale iniziativa, con lo scopo di favorire un confronto sul tema del lavoro, è stata anche un importante momento di interazione e aggregazione con i giovani. Il lavoro è stato analizzato da diverse angolature: dal punto di vista filosofico con suor Enrica Sala op – filosofa (24 gennaio 2016), antropologico con don Mariano Parisella (21 febbraio 2016), teologico con suor Christine Gautier op – docente di Teologia Morale presso l’Angelicum (13 marzo 2016), dal punto di vista biblico con don Carlo Lembo – biblista (2 aprile 2016) e, infine, sociale con l’Avv. Alfredo Carroccia – presidente dell’Associazione “V. Bachelet” di Gaeta (15 maggio 2016). Il momento di convivialità ha favorito un ampio scambio di riflessioni e considerazioni, in modo particolare con riferimento alle criticità e potenzialità lavorative del territorio locale e nazionale.

 
L’obiettivo principale è stato quello di promuovere una nuova cultura del lavoro per costruire una nuova cittadinanza basata su responsabilità, legalità e solidarietà.
 
Il lavoro, diritto di tutti, favorisce la realizzazione dell’uomo e contribuisce al progresso e alla crescita della società; è riconoscimento di sé, ma a volte si corre il rischio di alienazione da sé. Il lavoro è cultura, generata dalla coscienza, dall’intenzionalità, dalla libertà e dalla creatività, che forma e sviluppa l’uomo, ma il nostro significato personale spesso non coincide con la cultura che la società attribuisce al lavoro. Bisogna non dimenticare che l’uomo amministra un bene che non gli appartiene, ma che Dio gli ha affidato. L’uomo è un essere in relazione che opera al bene comune; quando umanizza il lavoro, quest’ultimo umanizza anche il mondo, infatti “la persona con il lavoro umanizzato libera la creazione e la fa entrare nella gloria dei figli di Dio”. Il fine non deve mai essere il lavoro stesso, essendo esso un mezzo, altrimenti si rischia di rincorrere il senso del profitto e di perdere alcuni valori, uno tra tanti quello della famiglia, primo fra tutti quello dell’uomo stesso. Dobbiamo avere sempre in mente il fine del lavoro: l’uomo e Dio.
 
Un grazie di cuore a tutti i relatori per averci esposto in maniera così interessante il tema, suscitando importanti interrogativi e dando luogo ad un denso dibattito. Grazie ancora ai numerosi giovani che ci hanno accompagnato in tutto questo percorso.
“Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno” (Madre Teresa di Calcutta).
 
Simona Antonetti