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Sulle orme di Francesco, i passi dei policorini   versione testuale







«Che cosa devo fare?». Si è aperto con questo interrogativo del Vangelo il terzo giorno di Formazione Nazionale del Progetto Policoro, che si sta svolgendo tra le mura della Domus Pacis ad Assisi. Ad introdurre i lavori con una lectio è stato don Michele Falabretti, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile. Non fare a meno dei desideri che ci rendono veramente vivi, questo il messaggio principale, sapendo distinguere le promesse che le cose danno e poi non mantengono, rispetto alla ricchezza che si può ottenere dall’incontro, dalle relazioni. Proprio quelle che danno animo al Progetto Policoro, fatto dalle persone per le persone. “Il desiderio non è l’attesa delle cose, ma degli altri. Ha a che fare con le persone, con la presenza”, ha detto don Falabretti. Un mandato per i giovani animatori di comunità del Progetto Policoro.
Le relazioni con la propria equipe e con i giovani del territorio in cui si è immersi, di cui è necessario comprendere e analizzare sogni e bisogni reali per poi concretizzare linee di azione, sono state invece il focus del momento successivo di formazione.
Il Progetto Policoro, oggi più che mai, vuole rafforzare la propria identità e porsi come strumento concreto al servizio dei giovani e della propria diocesi. Una sfida non da poco per gli animatori di comunità delle oltre cento diocesi italiane aderenti al progetto, ognuna delle quali rappresenta un’unicità nella complessità del mosaico della Chiesa italiana. Progettualità e verifica sono i punti cardine della progettazione che ogni animatore di comunità, che si fa viandante in questo cammino, deve porsi per prestare un servizio realmente utile alla propria comunità.
Nella mattinata erano presenti anche i rappresentanti di Inecoop, ente demandato agli aspetti legali, contrattuali, fiscali e previdenziali del Progetto Policoro, e della Felsa Cisl, sindacato che condivide gli obiettivi del Progetto ed è tra le filiere principali.
Una giornata segnata dai contenuti tecnici, ma anche dai percorsi dell’anima per gli animatori di comunità, che nel pomeriggio sono stati guidati sui luoghi di San Francesco. Assisi, con la Chiesa nuova, la Porziuncola, San Domenico e il Sacro Convento, in tutta la sua imponente bellezza si è fatta palcoscenico di quei valori che guidano il percorso di ogni animatore in tutta la sua essenza spirituale. “La gratuità e la passione– ha sottolineato don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro - sono la carta d’identità del Progetto che si esplica come missione cristiana È questo che fa la differenza. Quando i frati chiesero a San Francesco quanto avrebbero dovuto prendere per il proprio servizio, egli rispose che il valore della loro missione era incalcolabile, dunque non avrebbero dovuto chiedere nulla”.
I passi di Francesco si sono fatti passi dei giovani animatori, ma anche spunto di riflessione della veglia di preghiera, ispirato al messaggio di papa Francesco “Volate in alto e sognate cose grandi” e al documento finale del Sinodo sui giovani. Luogo di preghiera è stata la Porziuncola, un privilegio per i giovani policorini. «La Porziuncola è un luogo di santità – ha detto suor Armanda Parente, collaboratrice del Servizio nazionale per la Pastorale giovanile -. È lì che Francesco ha ricevuto chiarezza della propria vocazione, ascoltando un brano del Vangelo con cui si è sentito chiamato in prima persona. Lì consacra Chiara e sempre lì riceve il dono del perdono di Assisi, che decide di non tenere solo per sé. Lui è per la Chiesa e sul suo esempio i giovani di Policoro mettono a disposizione i propri talenti, le proprie competenze, il proprio tempo per gli altri».
 
Martina Nacchio
 
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