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Un sogno in cassetta. La terra al servizio delle fragilità nascoste   versione testuale







Ci sono ancora troppi giovani nella diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino che vivono una fase delicata della loro vita perché non riescono a comprendere cosa fare del loro futuro e delle loro capacità. In attesa della spinta giusta che li rimetta in moto, vivono una dimensione sommersa che preclude loro qualsiasi ingresso nel mondo del lavoro. Talvolta, la difficoltà d’inserimento lavorativo è legata anche alla loro condizione sociale. Troppo spesso etichettati, sono raramente accompagnati in modo adeguato. Per le statistiche sono i cosiddetti Neet, ma nella realtà dei fatti sono persone che vanno raggiunte e sostenute attraverso percorsi integrali e personalizzati che tengano conto del loro vissuto e di tutte le dimensioni esistenziali.
In questo scenario si inserisce “Un sogno in cassetta”, il progetto ideato e promosso dal Progetto Policoro della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino in sinergia con la Pastorale Giovanile, la Pastorale Sociale e del Lavoro, l’Ufficio Caritas, alcuni specialisti ed imprenditori che condividono l’amore per la terra e per i giovani in difficoltà. l’iniziativa ha saputo intrecciare efficacemente le competenze qualificate dei professionisti intervenuti con i bisogni dei giovani partecipanti. Per una settimana, dal 7 al 13 ottobre 2018, due ragazzi e tre ragazze dell’assisano, dai 20 ai 25 anni ed attualmente inattivi, hanno avuto la possibilità di risiedere presso l’Aratorio Familiare di Gubbio, il luogo dove la comunità eugubina sperimenta già da cinque anni la gratuità del servizio verso i più fragili attraverso il lavoro della terra. Tutte le mattine i ragazzi hanno lavorato nei campi e si sono presi cura degli animali, acquisendo conoscenze nel settore agricolo ed allenando competenze trasversali che oggi il mondo del lavoro richiede sempre più sovente come ad esempio la puntualità, la precisione, il problem solving, il lavoro di squadra, il rispetto dei ruoli e dei compiti affidati.
La settimana è stata poi arricchita da tante altre esperienze: i ragazzi hanno incontrato testimoni di vita ed hanno partecipato a laboratori mirati per affrontare i propri limiti e le proprie paure, hanno visitato realtà imprenditoriali giovanili ed eco-sostenibili per scoprire che è possibile creare opportunità lavorative che siano anche etiche, hanno riflettuto in modo interattivo sul loro progetto di vita, hanno condiviso in semplicità il loro tempo con le persone che orbitano attorno all’Aratorio Familiare. È proprio grazie alla dimensione relazionale e a questo sguardo integrale verso i partecipanti che il progetto è stato generativo ed ha raggiunto oltre le aspettative gli obiettivi che si era prefissato: i ragazzi hanno riacquisito una visione positiva e propositiva sul loro progetto di vita, sono nate amicizie sincere tra i partecipanti e con i ragazzi dell’Aratorio, si sono instaurate proficue collaborazioni tra i soggetti della rete messa in campo per realizzare il progetto, intorno ai ragazzi si è stretta una comunità di adulti che si impegna a seguirli nel medio e nel lungo termine. Un segnale di speranza dunque in un contesto che conta attualmente più di 31 mila giovani umbri nella condizione di inattivismo cronico.
L’iniziativa vuole essere replicabile visto l’innegabile impatto che ha avuto, affinché altri giovani siano intercettati ed aiutati a riscoprire il proprio sogno, riportarlo nella cassetta del cuore e continuare a coltivarlo una volta tornati a casa anche attraverso possibili inserimenti lavorativi.
 
Selene Degliesposti
 
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