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Con lo sguardo al bene comune. Ad Ascoli Piceno la formazione interregionale   versione testuale







“Ho imparato un metodo: nella vita, se si vuole lavorare per il bene, bisogna passare dalla protesta alla proposta”. Con “il dialogo, il confronto, e se necessario la rinuncia a sé stessi in vista di un bene comune”. La confidenza di uno degli Animatori di Comunità del III anno la dice lunga sulla qualità e sulla ricchezza dell’incontro di Formazione Interregionale che si è svolto ad Ascoli Piceno, dal 21 al 23 maggio e ha visto coinvolti una novantina di AdC provenienti da Abruzzo/Molise, Calabria, Emilia Romagna, Triveneto, Marche, Puglia, Toscana e Umbria.
“Si è lavorato con grande interesse e motivazione: i ragazzi hanno trovato una forte aderenza tra gli argomenti trattati dai formatori della Scuola di Economia Civile e la loro missione di Animatori di comunità”, racconta Anna Chiara Desiderio, dell’Equipe Formatori e corresponsabile del percorso formativo online. Durante la tre giorni, ospitata nella suggestiva cornice del Palazzo dei Capitani del Popolo nel cuore del centro storico di Ascoli Piceno, si sono affrontati infatti diversi temi: dall’economia civile al modello di impresa, dal ruolo degli AdC nella nascita e nell’accompagnamento di progetti di innovazione sociale e nello sviluppo di progettualità con i soggetti del territorio alle Start-Up, al microcredito, al Business-plan fino agli elementi comunicazione e di gestione dei colloqui. “I formatori, oltre ad aver offerto dei contenuti interessanti, sono stati per primi testimoni di uno stile di lavoro per il bene comune”, osserva Anna Chiara senza nascondere il fatto che non è mancata la presa di coscienza di “una certa discrasia tra quello che si vive durante le esperienze di Formazione e ciò che poi si sperimenta nella realtà diocesana, a causa di problemi contingenti sul territorio o all’interno dell’equipe”.
Di particolare rilevanza per gli AdC è stata la vista allo stabilimento della Tod’s di Arquata del Tronto, costruito in un solo anno, che attualmente dà lavoro a 45 giovani delle zone colpite dal sisma. “Abbiamo potuto vedere – dice Anna Chiara come un’azienda così grande possa realizzare un prodotto praticamente artigianale, con i passaggi fatti a mano e con una attenta cura dei dettagli”. Non solo: “abbiamo toccato con mano cosa è la resilienza”. Di “giovani che hanno avuto il coraggio di restare in una terra martoriata e di ripartire da lì”.
 
 
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